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Discussione: Gli Astri quaglia (A.Capecchi)

  1. #1
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    Gli Astri quaglia (A.Capecchi)





    Gli Astri quaglia Genere Ortygospiza Sundevall 1850
    di Alamanno Capecchi

    Con il nome di Astri quaglia vengono comunemente indicate tre Specie di piccoli uccelli riuniti nel Genere Ortygospiza.
    Presenti in Africa oltre il Sahara, hanno forma e comportamento inconsueti se paragonati agli altri componenti della Famiglia Estrildidae della quale fanno parte.
    Di taglia ridotta (LT. 9-10 cm) sembrano per l'aspetto dei Galliformi supernani. Vivono sul ter¬reno tra le erbe corte e bassi cespugli, anche in zone umide. Sono prevalentemente granivori eccetto il periodo della riproduzione. Nidificano al suolo in costruzioni a forma di pera fatte con materiali grossolani.
    Le uova deposte sono in media 4-5. Scrive Ban¬nerman: "Se l'uccello viene spaventato, fugge dal nido innalzandosi rapido nell'aria sino a 50 piedi e più di altezza. Dopo qualche volo circolare, all'improvviso ripiomba di nuovo a terra. Se si sente osservato, esegue in volo dei cerchi gradual¬mente più stretti, per poi lasciarsi ricadere di colpo vicino al nido e correre presso la covata". Delle tre Specie, il maschio della Ortygospiza locustella ha le parti laterali del capo, la gola e le remiganti esterne rosse e, nell'insieme, per il contrasto del rosso con il colore nero del rimanente piumaggio, presenta la livrea più appariscente. Nelle altre due Specie, anche nei maschi, predominano colori me¬no contrastanti. Di questi Uccelli sono conosciute diverse Sottospecie.
    Secondo Howard e Moore (ed. 1991) questa è la loro classificazione e distribuzione geografica.

    Genere Ortygospiza

    Ortygospiza atricollis (Vieillot, 1817) Astro quaglia africano
    O. a. atricollis
    Senegal, Chad, N. Zaire
    O. a. ansorgei
    Guinea, Costa d'Avorio
    O. a. ugandae
    S. Sudan, Uganda, W Kenya
    O. a. fuscocrissa
    Ethiopia
    O. a. muelleri
    S Kenya, Tanzania, Malawi
    O. a. smithersi
    NE Zambia
    O. a. pallida
    Botswana, Zimbabwe
    O. a. bradfieldi
    N Namibia
    O. a. digressa
    S, E & N Province del Capo, Mozambique
    Ortygospiza gabonensis Lynes, 1914 Astro qua¬glia del Gabon
    O. g. gabonensis
    Gabon to C Zaire
    O. g. fuscata
    Angola, S. Zaire, Zambia
    O. g. dorsostriata
    E Zaire, Uganda

    Ortygospiza locustella (Neave, 1909) Astro locustella

    Per completezza di dati ricordo che nella prima edizione (1980) le Sottospecie di Ortygospiza atricollis erano dieci; vi era segnalata in più: Ortygospiza atricollis minuscula, presente nel Nord-Est dello Zambia.

    Vita in cattività

    Non tutti gli Autori di libri di ornitocoltura, italiani o tradotti in italiano che trattano le Estrildidae, riportano gli Astri quaglia.
    Gentili, Woolham, Eoli, Chvapil, Bechtel, Gismondi, Savino, Ronna, Walraven e Lombardi non ne fanno menzione, altri, come Vriends, Alderton, Mandahl-Barth e Maddalena-Peyrot, Steinbacher, Orlando, Cristina, Menasse e de Baseggio li descrivono e danno consigli sul loro allevamento, sia pure per grandi linee.
    Dall'insieme dei dati da loro riportati, risulta che per avere discrete possibilità di riproduzione, le coppie, alloggiate singolarmente, dovrebbero essere poste in confortevoli voliere esterne con fondo naturale erboso e bassi cespugli per favorire la nidificazione, ben riparate e protette dalle perturbazioni atmosferiche.

    La consueta alimentazione riservata alle Estrildidi deve essere integrata, dal momento della schiusa delle uova, con un generoso e giornaliero apporto di piccoli insetti.

    Esperienza personale

    Molto ridotta la mia esperienza con questi uccellini, limitata, in tempi diversi, alla detenzione di un maschio e di una coppia di Ortygospiza atricollis fuscocrissa. Il maschio, che durante la buona stagione, tenevo in voliera esterna, passava gran parte della giornata ad ammassare negli angoli nascosti del terreno, erba secca e finissimi rametti scacciando con determinazione i piccoli ospiti della voliera, comprese le lucertole, quando si avvicinavano troppo al suo abbozzo di nido.
    Visto il comportamento e che quasi di sicuro una coppia, alloggiata nelle stesse condizioni, si sarebbe riprodotta, appena ebbi l'occasione, alcuni anni dopo, l'acquistai.
    Dopo averla collocata in un capace gabbione interno e trattata per alcuni mesi nel migliore dei modi, alla metà di aprile la misi in voliera.



    Questi i risultati

    Il primo e secondo anno non manifestarono la minima inclinazione a riprodursi. Il terzo anno, in giugno, costruirono un nido ai piedi di un arbusto, ma le quattro uova, diligentemente covate, risultarono chiare. Il quarto anno, finalmente, le cose andarono meglio.

    Alla fine di maggio, in mezzo a un fitto cespuglio di erba costruirono un nido chiuso quasi sferico con ampia apertura di accesso laterale.
    A quei tempi, anche per il poco tempo libero che potevo dedicare alle osservazioni, non prendevo appunti, come invece ho sempre fatto in seguito.

    Inoltre il loro particolare modo di volare, specialmente se spaventati, mi convinse a stare lontano dal nido per evitare che si potessero ferire battendo la testa nella copertura della voliera.
    Per questo potei soltanto notare, prima la "scomparsa" alternata del maschio e della femmina: dimostrazione che covavano; poi la ricerca affannosa di invisibili insettucci tra l'erba e le foglie morte, in tutti gli angoli della voliera, che fece supporre che le uova si fossero schiuse, supposizione trasformata in certezza pochi giorni dopo quando sentii il flebile richiamo durante l'imbeccata.

    I primi di agosto, verso sera, li vidi per la prima volta: piccolissimi, ben impiumati, di color grigio quasi uniforme, se ne stavano appollaiati, uno accanto all'altro, tra l'erba, seminascosti da una foglia di edera.



    Quando in autunno li tolsi con i genitori dalla voliera, curiosai nel nido: era privo di imbottitura e costruito con materiale abbastanza grosso, se paragonato alla taglia degli uccelli; all'interno due uova chiare e un pullo mummificato di pochi giorni.
    Ultima annotazione: durante la cova il comportamento del maschio e della femmina non fu uguale.
    Quando la femmina covava, il maschio stava quasi sempre nelle vicinanze, pronto ad intervenire contro tutti gli uccelli che nella ricerca del cibo si avvicinavano troppo al nido. Se era il maschio ad occuparsi delle uova, la femmina si allontanava e girovagava per la voliera, senza la minima preoccupazione.



    Alamanno Capecchi

  2. #2
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    Grazie delle informazioni che ci ha dato,questa specie tra l'altro non è mai stata importata con frequenza, io li ho visti solo un paio di volte, ho notato che sono molto timidi, anche dal comportamento descritto, se notate nella prima foto il soggetto più in alto a dx presenta delle ammaccature frontali, causate probabilmente da un ripetuto sbattere contro la rete, complimenti per il successo della riproduzione sig. Alemanno.

  3. #3
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    Ancora un articolo molto utile ed esaustivo.
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  4. #4
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    appena visti dal negoziante.... sono molto combattuto sull'acquisto, sarebbe bello sapere a che T° possono stare bene davvero....
    ciao
    Stefano

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