Riceviamo dal Dott. Alamanno Capecchi e volentieri pubblichiamo
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Alamanno Capecchi

GLI ASTRILDIDI, QUESTI SCONOSCIUTI

II titolo non è, come può sembrare, provocatorio dato che si riferisce alla famiglia di Passeriformi più allevata dagli appassionati di uccelli esotici.

A tutti sono noti i successi riproduttivi con numerose specie di Astrildidi australiani e loro mutazioni e il conseguimento di prestigiosi e qualche volta rarissimi ibridi. Ma quante sono le specie che gli ornicoltori impiegano? Soprattutto quante sono quelle riprodotte in purezza "secondo natura", l'unica via per tentare di tracciare un profilo comportamentale abbastanza accettabile di una specie in cattività?

La risposta è evidente e sotto gli occhi di tutti e una riprova è data dalla letteratura di settore, invero, scarsa, dove una stessa specie viene, a secondo degli Autori, considerata di facile o difficile riproduzione, socievole o aggressiva, poco paurosa o forastica. Questo, come ho già avuto occasione di scrivere in passato, perché gli Autori riportano esperienze personali o altrui che sono quasi sempre legate ad episodi singoli o sporadici e di conseguenza facilmente contraddittori. Al di là dei traumi e dello stress, legati alla cattura e al viaggio che incidono in modo rilevante, lo stato captivo, così dissimile dalle condizioni naturali, innesca comportamenti adattativi diversi non solo tra coppie della stessa specie ma addirittura nella stessa coppia con il passare degli anni.

Cito alcuni esempi tratti dal solito taccuino degli appunti.

Nel novembre del 1983 ebbi occasione di acquistare un Granatino violaceo (Uraeginthus ianthinogaster), un elegante e appariscente astrildide dell'Africa orientale, raramente importato.


Accoppiato, nel febbraio successivo, con una femmina di Granatino (Uraeginthus granatina), (alcuni sistematici riuniscono le due specie nel genere Granatina )


ai primi di aprile manifestarono l'istinto riproduttivo abbozzando un nido con steli di Centocchio in un angolo della gabbia dove erano alloggiati. Liberati in voliera il quindici aprile, costruirono il nido a tamburo battente e appena dieci giorni dopo iniziarono l'incubazione.

La cova, portata avanti con assiduità da entrambi i partners, si protrasse per diversi giorni oltre il tempo necessario per la schiusa, ma le cinque uova deposte risultarono chiare. A questa deposizione fece seguito, nel luglio, un nuovo nido ma anche in questo caso le quattro uova risultarono infeconde.

Quest'anno a fine marzo ho messo in voliera una coppia di Granatino violaceo (la coppia dispecifica morì nell'inverno per una grave isosporosí ); sembrano in perfetta forma, ma per ora (ci stiamo avvicinando al mese di giugno) sono gli unici ospiti dell'aviario che non manifestano la minima volontà di nidificare. Particolare abbastanza indicativo rispetto all'argomento trattato: contemporaneamente alla coppia dei Granatini violacei misi in voliera anche una femmina di Granatino (U. granatina); fui costretto a toglierla dopo poche ore perché nonostante l'aviario sia grande (oltre venti metri di lunghezza) e ricco di arbusti, dimostrò una tale aggressività riguardo i Granatina violacei, e solo verso questi, da temere il peggio. Altro caso. Il primo di aprile del corrente anno trovai sul fondo della gabbia, dove erano alloggiate due coppie di Astri ali gialle (Pytilia hipogrammicu) e un Astro aurora (Pytilia phoenicoptera), un uovo rotto. La cosa non mi sorprese perché una delle due coppie di P. hipogrammica dimostrava da alcuni giorni la forma amorosa con frequenti accoppiamenti.

Senza molta convinzione applicai esternamente alla gabbia di modeste dimensioni, una cassetta nido per Ondulati con il fondo coperto da uno strato di cotone idrofilo.

11 aprile
I due Astri iniziarono a covare cinque uova alternandosi con regolarità; qualche volta rimanevano tutti e due nel nido. Il ventidue aprile nacquero due pupi (tre uova risultarono chiare); i due Astri continuarono ad alimentarsi con i soliti semi (panico, miglio bianco e scagliola in grani) e un po' di centocchio ignorando completamente i pastoncini all'uovo e per insettivori e le piccole larve di tarme della farina; non manifestarono irrequietezza per la ricerca istintiva di cibi particolari e il giorno ventisei i due "pulii giacevano morti, a gozzo vuoto, sul fondo della gabbia.
Per prudenza non avevo più ispezionato il nido ma devo dire che questa coppia si dimostrò estremamente docile e tollerante; mai uno screzio con gli altri ospiti della gabbia, neppure se curiosavano all'interno del nido. Non solo, ma il maschio o la femmina rimanevano nel nido anche quando provvedevo, a giorni alterni, alla pulizia dei fondi e per far questo dovevo togliere le due gabbie sovrastanti che con il loro peso ne ostacolavano l'estrazione.

Nell'insieme comportamenti uguali ma anche marcatamente diversi se confrontati con quelli ricavati dalla letteratura affidabile di settore.
Infine un ultimo esempio per dimostrare che con l'adattamento alle nuove condizioni può mutare anche il comportamento riproduttivo nella stessa coppia.

Mi riferisco alla coppia dei Cappuccini a testa nera (Lonchura malacca atricapilla) della quale ebbi occasione di scrivere.

Ecco in sintesi ciò che avvenne:

I" anno - Nessun tentativo di riproduzione.

2° anno - Due covate utilizzando una cassetta per Ondulati senza apporto di nuovo materiale. Quattro pulii dei quali tre portati all'indipendenza (nel primo nido furono deposte uova chiare).

3° anno - Due covate utilizzando cassette per Ondulati senza apporto di nuovo materiale. Comportamenti anomali, già sospettati durante il secondo anno e dettagliatamente descritti a suo tempo. In totale sette pulii portati ali' indipendenza.

4° anno - Prima covata in cassetta per Ondulati senza apporto di nuovo materiale.
Incubazione alternata da parte dei due partners andata a buon fine (quattro pulii ).
Seconda covata: stessa situazione ma con apporto di nuovo materiale (quattro pulii).
Terza covata: ancora utilizzazione di una cassetta per Ondulati con apporto di nuovo materiale abbandonata però appena terminata la deposizione. Costruzione dopo pochi giorni, tra i rami di un Bosso, di un voluminoso nido chiuso con piccolo foro di accesso laterale e nuova deposizione; a fine estate involo di cinque pulii.

Forse è la scoperta dell'acqua calda, anzi sicuramente lo è, ma io volevo dire solo questo: se vogliamo migliorare le nostre conoscenze sulla biologia degli Astrildidi in cattività facciamo tesoro delle esperienze altrui e confrontiamole con le nostre; ma soprattutto siamo umili, documentiamoci, perché più crediamo di sapere meno sappiamo; nutriamoci di dubbi mai di certezze!