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Discussione: Nestor notabilis, pappagallo kea

  1. #1
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    Nestor notabilis, pappagallo kea

    Salve cari amici del forum.
    Un allevatore mio conoscente residente in Francia e detentore di una coppia di kea, possiede due novelli 2015 maschio e femmina (purtroppo consanguinei) da cedere.
    Che ne dite? Ci faccio un pensiero?

  2. #2
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    Una coppia di kea rappresenterebbe - senza alcun dubbio - una vera «ciliegina sulla torta» in una collezione di Psittacidi degna di nota.
    Intelligenza straordinaria di questi animali resta la peculiarità più apprezzata, ma bisogna accettarsi di disporre di strutture adeguate e sopprattutto... ampie risorse economiche
    Saluti,
    Luca Marani.



    Il mio sito: allevamentomarani.jimdo.com

  3. #3
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    Eheh, come non contraddirti!
    I kea sono animali fantastici, ma in ogni caso credo che l'acquisto di una coppia rappresenti veramente un'impresa per il mio modesto allevamento di Psittacidi.

    Una delle peculiarità che più mi galvanizza consiste nella particolare dieta includente anche buona parte di carne animale. L'allevatore di cui vi parlavo, ad esempio, somministra addirittura cibo vivo sottoforma di piccoli topi.

  4. #4
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    Anch'io ne avevo sentito parlare: i cosiddetti pinkies, che vengono utilizzati come cibo vivo nei rari casi d'allevamento in cattività dei kea, essendo inoltre topolini molto piccoli e privi di pelo.

    Non vorrei sembrare troppo compassionevole, ma io non avrei mai il coraggio di somministrare un mammifero vivo ad un pappagallo... Con le tarme il discorso è diverso, ma con i topi proprio non ce la farei...
    Dalle fonti che ho raccolto, credo che un'alimentazione ben integrata da insetti, uova e pezzetti di pollo sia già sufficiente sotto il profilo proteico, poi è possibile somministrare una miscela di semi per grossi pappagalli, oltre ad erbe prative, tuberi, bulbi, radici e quanto altro questo pappagallo terricolo possa reperire scavando nel terreno.

  5. #5
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    Premettendo che tutte le informazioni fornite in questa discussione poggiano le fondamenta su concetti prettamente teorici (e conseguentemente limitanti per definizione), credo che l'alimentazione dei kea in ambiente protetto non debba discostarsi più di tanto dalla dieta di altri pappagalli di grossa taglia: semi secchi, estrusi, legumi e cereali bolliti, macedonia di frutta e altri alimenti d'origine vegetale, ponendo particolare attenzione - come già affermato - nel prediligere le tipologie di prodotti che maggiormente rispecchiano la dieta naturale, tra i quali tuberi, radici e via discorrendo.

    Periodicamente potremo integrare con prodotti animali: tarme della farina, uova sode, carne magra bollita e successivamente lasciata asciugare, al fine di ricreare un cibo affine alle carcasse che reperiscono allo stato selvatico.
    In letteratura viene inoltre citato il pastoncino per insettivori come alimento particolarmente gradito, nonché ottimo integratore di proteine nobili durante l'allevamento dei novelli.
    Saluti,
    Luca Marani.



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  6. #6
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    Per quanto riguarda la somministrazione di topi o ratti vivi, preferisco non esprimere opinioni causa le paranoiche convinzioni che rischierebbero di fuoriuscire sull'argomento.
    Rammentiamo sempre, tuttavia, che il rispetto delle esigenze etologiche di una specie dovrebbe essere considerato un dovere da parte di qualsiasi ornicoltore, e mai una crudeltà. Se così non fosse, saremmo obbligati a condannare all'ergastolo qualsiasi specie carnivora esistente sul pianeta: un'affermazione senza dubbio risibile, ma coerente con il ragionamento di Sovral.
    Inoltre, chi ha mai stabilito che un topo debba aver più dignità di una larva? Solo per l'aspetto esteriore? Solo perché il topo è relativamente più "tenero"?
    Comunque credo che sia inutile continuare a discutere su questa direzione, sarebbe solamente un dibattito sterile.

  7. #7
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    Che pappagallo stupendo! Ha una livrea a dir poco spettacolare: sembra quasi una pigna con il becco
    Immagino che un simile animale richieda una voliera enorme!!

  8. #8
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    Il kea non è un ottimo volatore, anzi a dire la verità vola pochissimo e trascorre la maggiorparte del tempo a suolo.
    Penso sia sufficiente una voliera 3x3 metri, ricca di rocce sopraelevate, tronchi, ecc... I kea sono molto distruttivi e necessitano di un alloggio con notevole arricchimento ambientale.

  9. #9
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    L'importante è che usi una rete robusta, ehehe... Bisognerebbe aver a disposizione interi alberi da far distruggere.
    Personalmente se possedessi una coppia di che li alloggerei in una voliera più degna di 3x3... Almeno 5x3...

  10. #10
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    Ehehe, hai ragione Sovral: la struttura di una rete idonea non dev'essere certo trascurabile.
    Personalmente non saprei dire cosa potrebbe rivelarsi sufficiente, dovrei informarmi meglio.
    A dire il vero tendo sempre a stare abbondante sulla resistenza della rete: per le grandi ara uso l'ondulata 27x27 diametro 3 mm... E credetemi che è piuttosto resistente!

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