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Discussione: Tabella delle tappe riproduttive per Psittacidi

  1. #1
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    Tabella delle tappe riproduttive per Psittacidi

    Sperando possa ritornarvi utile ed essere spunto per quelche riflessione, vi riporto alcune vecchia tabella, scovata tra gli archivi del mio computer, ove vengono riassunti tutti tempi di incubazione e l'età di involo e di indipendenza, valide per buona parte degli Psittacidi.
    Ovviamente occorre interpretare i dati con la dovuta elasticità, ma risulta comunque interessante poter effettuare un paragone tra le varie specie.

    Serie di sud-americani

    Saluti,
    Luca Marani.



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  2. #2
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    Serie Afro-asiatici

    Pappagalli afro-asiatici

    Saluti,
    Luca Marani.



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  3. #3
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    Serie dei pappagalli australi

    Pappagalli australi

    Ultima modifica di Luca Marani; 03-12-16 a 08: 37
    Saluti,
    Luca Marani.



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  4. #4
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    Credo sia doveroso effettuare alcune considerazione per interpretare al meglio le tabelle sopra riportate.

    Tempo d'incubazione
    Il calcolo della data di schiusa è tutt'altro che una "scienza esatta"; i motivi appaiono ovvi: innanzitutto perché non possiamo stabile con certezza il momento esatto in cui è stata avviata l'incubazione; secondariamente la duranta della cova potrà essere influenzata da innumerevoli fattori, quali umidità, temperatura esterna, numero di uova; in ultima analisi occorre ipotizzare che la coppia abbia cominciato a riscaldare le uova subito dopo la deposizione della prima unità: in tal caso, se il primo embrione non completasse il suo sviluppo, le nascite successive avverrebbero in maniera ritardata.

    Analiticamente, salvo non si possieda una videocamera ad infrarossi ubicata all'interno nel nido, risulta consigliabile ispezionare l'interno delle cassette con un ritardo di almeno 2-3 giorni rispetto l'effettiva data di schiusa calcolata su basi teoriche: tale precauzione elude l'interfenza da parte dell'allevatore durante un processo così delicato come la schiusa, compromettendo la buona riuscita del risultato finale.

    Età d'involo
    Così come per la durata della cova, anche l'età d'involo può essere influenzata da innumerevoli variabili, primi fra tutti i livelli qualitativi e quantitativi dell'apporto nutrizionale, ed - in secondo piano - anche foggia e dimensione del nido, temperatura ed umidità ambientale, oltre alla numerosità della nidiata.
    Inutile precisare come una camera di cova spaziosa e confortevole, abbinata all'eventuale presenza di tunnel d'ingresso e la ridotta aggressività dei genitori, contribuirà a ritardare il fatidico momento dell'abbandono del nido.

    Parallelamente, l'alimentazione dei novelli è prettamente subordinata alla quantità, varietà ed appetibilità dei cibi forniti ai genitori, così come il loro tasso proteico ed altre caratteristiche organolettiche degli stessi; non trascuriamo, inoltre, l'influenza del fotoperiodo sul numero giornaliero d'imbeccate, l'eventuale concorrenza di altri fratelli maggiori e l'esperienza dei genitori in ambito riproduttivo.

    È bene ricordare che, nel caso in cui i giovani pappagalli presentino un ritmo di crescita costante e sostenuto, un leggero temporeggiamento ad abbandonare la struttura materna non dev'essere interpretato come segnale negativo, ma - al contrario - un involo ritardato resta sempre preferibile ad una fuoriuscita prematura; in tali casi, tuttavia, sarà sempre bene verificare lo stadio di sviluppo degli animali ed il loro stato di salute, al fine di escludere l'ipotesi di limiti psico-fisici che potrebbero interferire col normale svolgimento della vita in voliera.
    Di conseguenza, è raccomandabile evitare di accelerare forzatamente le varie fasi riproduttive, salvo il presentarsi di cause di forza maggiore, quale l'aggressività da parte dei genitori.

    Indipendenza
    La necessità di un'interpretazione elastica esposta nei due paragrafi precedenti, rimane valida altresì per l'età d'indipendenza.
    In ultima analisi possiamo affermare che, se l'involo è avvenuto in maniera ritardata, risulterà prudente e razionale prolungare in egual misura anche il periodo di svezzamento.

    Si intenda per "indipendenza" la condizione psico-fisica degli esemplari che permette l'espletamento di tutte le funzioni vitali in assenza delle cure parentali.
    Detto ciò, non ci risulta difficile comprendere come il ruolo dei genitori possa rivelarsi determinate nel processo d'apprendimento dei giovani e, conseguentemente, maggiore sarà il tempo trascorso a fianco di esemplari adulti e maggiore risulteranno le capacità d'adattamento e le future abilità riproduttive dei novelli.
    In conclusione, pertanto, l'età d'indipendenza non corrisponde matematicamente all'età di svezzamento, poiché sarebbe preferibile mantenere uniti genitori e figli un periodo ulteriore di almeno qualche settimana, sempre che ciò sia reso possibile dal sovraffollamento dell'alloggio o dall'aggressività dei riproduttori.
    Saluti,
    Luca Marani.



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  5. #5
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    Ti ringrazio per tutte le informazioni fornite: ci saranno sicuramente utili oltre ad essere molto interessanti.
    I tempi riportati si riferiscono agli animali in natura o in cattività?

  6. #6
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    I tempistiche elencate nelle tabelle, oltre ad essere riportate in maniera empirica e assolutamente non matematica, si basano su esperienze od osservazioni avvenute in ambiente protetto.

    In natura, al contrario, ogni singola specie risulta inserita in un proprio «ambiente ideale», che comporterà una successione più rapida delle varie tappe riproduttive: le uova si schiuderanno con maggiore regolarità ed i novelli riusciranno svilupparsi ad un ritmo massimale.

    Al contrario, il processo di svezzamento avverrà in modo più lento e graduale: in talune specie, i giovani esemplari possono restare affianco dei genitori per un periodo di molti mesi, permettendo così l'apprendimento di innumerevoli nozioni e comportamenti indispensabili per la loro formazione psicologica.
    Saluti,
    Luca Marani.



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  7. #7
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    Ciao, un quesito un po' stupido: si sente spesso dire che con gli Psittacidi è consigliabile prelevare di pulli per l'allevamento a mano intorno ai 20 giorni.
    Ma come è possibile far valere questa indicazione per tutte le specie? Ad esempio un pullo di parrocchetto a 20 giorni sarà diversamente sviluppato di un pullo di ara o cacatua...
    Marco


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