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Discussione: Gli Uccelli dagli occhiali

  1. #1
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    Gli Uccelli dagli occhiali

    UN articolo alla settimana del Dott. Alamanno Capecchi
    __________________________________________________ _____________


    Gli Zosteropidi (Zosteropoidae) o Uccelli dagli occhiali
    Alamanno Capecchi


    Gli Uccelli dagli occhiali sono così chiamati per il caratteristico anello di piume bianche molto evidente attorno agli occhi, presente in quasi tutte le specie ad eccezione di alcune e di Chlorocharis emiliae delle montagne del Borneo che le ha nere e Zosterops wallacei, presente nelle isole di Timor e Sumba, che le ha gialle.
    Costituiscono una famiglia (Zosteropoidae) particolarmente omogenea, ampiamente rappresentata in Africa, Australia, nella parte occidentale dei Mari del Sud e in Asia meridionale ed orientale.

    Gli Zosteropidi sono uccelli di piccole dimensioni (lunghezza totale da 9 a 14 cm a seconda della specie) con piumaggio poco appariscente, per lo più con parti superiori verdi giallastre e in alcuni casi brunicce e le inferiori giallo-grige o bianco sporco; becco corto e sottile, in molti casi leggermente ricurvo; ali arrotondate; canto piacevole.


    Lowland White-eye
    (a near Philippine endemic) Scientific name - Zosterops meyeni Habitat - Second growth, scrub and gardens.




    Soggetti molto socievoli, vivono a gruppi, salvo durante il periodo degli amori. I sessi sono simili. Quasi completamente arboricoli, gli Uccelli dagli occhiali frequentano sia i bassi cespugli che gli alti alberi e areali che vanno dalle zone costiere alle foreste delle montagne, anche se di queste ultime prediligono i
    margini piuttosto che il loro interno.
    L'alimentazione è costituita da insetti, bacche e nettare. Si riproducono in piccoli nidi a coppa molto profondi ben fissati tra i cespugli o sugli alberi, oppure, in questo caso dipende dalla specie, appesi a rami sottili. Il numero delle uova deposte, di colore bianco sporco o azzurro chiaro, varia da 2 a 4, l'incubazione si protrae per 10-12 giorni, la permanenza nel nido 11-14.

    Va però ricordato che per molte Specie non si hanno dati sulla loro biologia riproduttiva. Secondo Grzimek (1974) di circa la metà degli uccelli appartenenti al genere Zosterops non si conoscono né i nidi né le uova.



    Le origini della Famiglia, della quale per quanto ne sappia non sono noti
    reperti fossili, sembrerebbero essere orientali. Sebbene gli Zosteropidi fossero
    conosciuti fin dal XVIII secolo, (la prima nomenclatura binomia delle due specie
    attualmente note come Zosterops moderaspatanus e Zosterops olivaceus, è riportata nella dodicesima edizione del “Sistema Naturae” , rispettivamente a pp. 334 e 185); soltanto nel 1826 vennero considerati un Genere a sé stante.
    Negli anni seguenti furono inseriti nelle più diverse famiglie di Oscini e in fine, nel 1888, lo zoologo inglese Newston creò per loro una apposita Famiglia.
    Comunque anche oggi, in special modo a livello sottospecifico, è uno dei gruppi di uccelli di più difficile classificazione. Per fare alcuni esempi, il Gruson (1976)riporta 79 specie raggruppate in 11 generi; Howard e Moore (1991): 85 specie e 11 generi; infine il Sibley (1991): 96 specie riunite in 13 generi.



    In tempi relativamente recenti si sono estinte tre specie di Zosteropidi: lo
    Zosterops semiflavus che abitava in alcune isole delle Seychelles, visto per l'ultima volta nel 1890 sull'isola di Marianne; lo Zosterops e. everetti presente a Cebu (Filippine) non più osservato dal 1906 e negli anni immediatamente successivi al 1920, lo Zosterops strenuus che viveva nell'isola di Lord Howe a est dell'Australia. Per le prime due specie la causa dell'estinzione fu il disboscamento selvaggio. Gli Zosterops strenuus furono invece sterminati dai topi che, insidiatisi sull'isola nel 1918, dopo il naufragio sotto costa del piroscafo "Makambo", in pochi anni si riprodussero a dismisura.
    Molte altre specie e sottospecie, per i cambiamenti ambientali, nella quasi totalità causati dall'uomo, sono in pericolo o sono in via di estinzione. Tra queste ricordo Zosterops albogularis che a differenza degli altri Uccelli dagli occhiali non è gregario ma vive (non so se sarebbe meglio dire viveva) isolato nelle foreste dell'isola Norfolk e del quale lo Grzimek (1971) nota: "purtroppo attualmente non ne sopravvivono più di 30-40 esemplari".



    Gli Zosteropidi in cattività

    In Italia sono pochi gli Zosteropidi reperibili nei negozi specializzati, non tanto,
    almeno in passato, per la difficoltà di esportazione dai paesi d'origine, quanto
    scarsamente richiesti dagli amatori che in genere preferiscono specie più vistose o più inclini a riprodursi in gabbia e meno impegnative. La detenzione di questi uccelli non presenta eccessive difficoltà, tuttavia per un mantenimento ottimale occorre alloggiarli in contenitori spaziosi e alimentarli con frutta acquosa ben matura (uva, pere, Kaki, arance, mandarini, banane), un buon pastoncino per insettivori a becco fine, quotidianamente qualche piccola larva di Tenebrio molitor e, almeno a giorni alterni, con un "nettare" casalingo come quelli utilizzati per le Nettarine e i Cerebidi.
    Indispensabile l'acqua per il bagno.
    Quando c'è necessità di trasferirli da una gabbia all'altra bisogna, se possibile,
    evitare di prenderli in mano, perché perdono facilmente le piume e le penne,
    soprattutto le remiganti.
    Se ben trattate e convenientemente alloggiate, particolarmente in serre-voliere, alcune specie di Zosteropidi si riproducono
    senza difficoltà. Molti sono i successi ottenuti nel corso degli anni, soprattutto
    con Zosterops palpebrosa ma anche con Zosterops pallida, Zosterops
    senegalensis e Zosterops virens riportati nei classici dell'ornicoltura amatoriale
    (Legendre, 1953; Rugers, 1964; Mandahl-Bart Peyrot-Maddalena, 1965; Bates
    e Busenbark, 1970; Meckaert, 1980, Presse, 1980, e Matthew M. Vriends,
    1985).

    __________________________________________________ ___________

    segue...

  2. #2
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    GLi Uccelli dagli occhiali (seconda parte)

    (seconda parte)

    Esperienza personale

    Nel 1992 ebbi l'opportunità di occuparmi per circa nove mesi di un numeroso gruppo di Zosteropidi. A quei tempi avevo un amico importatore che mi regalava, o prestava per lunghi periodi, numerose specie di uccelli per i miei "studi" sul comportamento. Tra i suoi fornitori ve n'era uno che trattava avifauna della Cina e Paesi limitrofi che vendeva a prezzi per noi irrisori. Unico inconveniente: se non disponeva delle specie richieste, presenti sul listino, ne inviava altre senza preavviso.

    Una volta spedì un numero enorme di Zosteropidi e circa ottanta rimasero invenduti. "Per favore levameli di torno, non ho tempo per seguirli, va a finire che moriranno tutti" mi disse testualmente l'amico quando una mattina andai a trovarlo, come facevo spesso. Li portai a casa e l i alloggiai in sei ampie gabbie da cova. La maggior parte erano magri e così sporchi e spennacchiati che fu un problema capire a quale specie appartenessero. Ad ogni modo, dopo un'attenta osservazione, potei appurare che, esclusi pochi Zosterops erythropleura, erano tutti Zosterops palpebrosa e Zosterops jiaponica.
    Con molta pazienza e tante cure riuscii nel giro di tre mesi a rimetterli in sesto, salvo una diecina che morirono nella prima settimana. Ai primi di giugno li trasferii in una grande voliera esterna lunga sette metri, profonda 4 e alta 2,60 con fondo naturale e numerosi cespugli e piccoli alberi, alimentandoli con frutta di stagione e un pastoncino "da Usignoli", come mi disse il commerciante al quale chiesi consiglio.

    Non avendo la possibilità, dato il numero elevato di questi uccellini, di preparare quotidianamente il nettare, misi negli angoli della voliera alcuni sottovasi di terracotta pieni di bucce di frutta per attirare le drosofile che
    rappresentano un cibo ideale per loro.
    Per le prime tre settimane l'accordo fu perfetto. Quando, però, l'istinto riproduttivo cominciò a farsi sentire e le prime coppie si accinsero alla costruzione dei nidi iniziarono le liti e gli inseguimenti. Erano baruffe senza
    conseguenze fisiche, eccetto la perdita di qualche piuma, ma sempre più frequenti con il passare dei giorni. Mi resi conto, ben presto, che in quelle condizioni non vi sarebbe stato nessun successo riproduttivo. A malincuore tolsi dalla voliera tutto il materiale che avevo messo a disposizione per la costruzione dei nidi e cercai di calmare i bollenti spiriti sostituendo la consueta alimentazione con un'altra più "leggera"; infine alloggiai, separatamente, due coppie sicure di Z. palpebrosa in un'altra voliera più piccola.



    Dagli appunti presi dalla fine di giugno alla fine di settembre, quando per impegni familiari fui costretto a ridarli tutti, fuorché due, all'amico, riporto in sintesi i dati più importanti.

    Le coppie separate costruirono tre nidi, (rispettivamente, due e uno). Sei le uova deposte, quattro i nati; due morirono poco dopo la schiusa, gli altri due (fratelli) furono diligentemente allevati e portati all'indipendenza anche se i tempi del ciclo riproduttivo, per quanto riguarda la permanenza al nido e
    l'assistenza alimentare da parte dei genitori dopo l'involo, risultarono notevolmente più lunghi di quelli descritti in natura. Nella grande voliera alcune coppie di Z. palpebrosa e forse anche di Z. jiaponica, disturbandosi a vicenda costruirono, con il poco materiale adatto che riuscirono a trovare, diversi nidi
    quasi tutti appena abbozzati o incompleti e deposero, almeno per quello che potei appurare, una ventina di uova nelle mangiatoie.




    Se il risultato riproduttivo, d'altra parte previsto dalle circostanze, fu quasi completamente negativo ebbi comunque la prova che, almeno per lo Z. palpebrosa, singole coppie opportunamente alloggiate, ben nutrite e seguite diligentemente si possono riprodurre con facilità. Anche oggi ricordando quell'esperienza concordo con quanto afferma Matthew M. Vriends per gli Z. palpebrosa: "Se ricevono le cure adeguate, questi uccelli si riproducono regolarmente in cattività".
    Gli Zosteropidi, pure tenuti esclusivamente a scopo ornamentale, sono simpatici uccelli da gabbia e da voliera.
    Chiudo riportando alla lettera un passo di un vecchio articolo scritto con l’amico Mignone.



    “ Curioso quadretto di simbiosi tra specie: uno Z. jiaponica si avvicina ad
    una Granatina violacea e tanto fa e tanto briga che la induce alla pulizia delle sue piume. In altra parte della voliera un altro Z. jiaponica se ne sta addirittura disteso tra due sottili rami per farsi pulire le piume, dalla testa alla coda, da un compiacente Usignolo del Giappone”
    __________________________________________________



    Alamanno Capecchi
    nato a Pontedera (PI) il 25 settembre 1927.
    Laureato in farmacia. Zoofilo. Ornitologo dilettante.
    Menbro della Società Italiana di Scienze Naturali (Milano)
    Rappresentante nazionale C.R.O. ( Commission de ricerche ornithologique) della C.O.M.

    Autore di circa trecento articoli pubblicati da riviste italiane ed estere (Avifauna, Uccelli, Italia Ornitologica, Atualidades Ornitologicas, O Paporrubio

  3. #3
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    Bellissimo questo articolo che poi insieme alle immaggini di Marco è ancora più convolgente... grazie...
    Fioravante Prontera - R.A.E 0017



  4. #4
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    Come al solito interessantissimo e foto stupende!


    askerix@outlook.com
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    ex-RNA FOI 76FE

  5. #5
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    semplicemete stupendi , articolo e foto

  6. #6
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    come al solito interessantissimo.
    se qualcuno può essere interessato, questo è un sito belga di un allevatore che ha di queste meraviglie. ma non so quanto sia aggiornato..http://www.lavoliere.com/index.html
    La Volière : le site qui donne la parole aux éleveurs, aux amateurs et aux amoureux des oiseaux...

  7. #7
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    Interessantissimo e Bellissimo articolo, peccato che molte specie rischiano l'estinsione.

  8. #8
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    Uccello affascinante: è soggetto a CITES?
    “Secondo alcuni autorevoli testi di tecnica aeronautica, il calabrone non può volare a causa della forma e del peso del proprio corpo, in rapporto alla superficie alare. Ma il calabrone non lo sa e perciò continua a volare” I. Sikorsky

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