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Discussione: IL DIAMANTE A CODA ROSSA - G.Truffi

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    IL DIAMANTE A CODA ROSSA - G.Truffi

    Giorgio Truffi

    IL DIAMANTE A CODA ROSSA
    Neochmia ruficauda (Gould 1837)


    Gli Astrildidi australiani hanno da sempre costituito il pezzo forte degli allevamenti amatoriali di uccelli esotici sia per la loro rusticità ed adattabilità alla vita captiva sia per la minutezza della taglia, l'eleganza della livrea, l'accostamento a volte di tenui sfumature a volte di contrastanti colori, elementi tutti che hanno positivamente contribuito a privilegiarne la detenzione, almeno per una buona parte di essi.



    Fra questi, il Diamante a coda rossa (o Diamante stella, o ruficauda ) è da tempo abituale ospite di gabbie e voliere ma, al solito, mancano al riguardo nella letteratura amatoriale note organiche che possano essere utili ad indirizzare chi intendesse occuparsene.
    Il problema della carenza di letteratura specialistica, e soprattutto in lingua italiana, a proposito degli uccelli esotici d'allevamento ha però proporzioni più ampie ed investe non solo il soggetto di cui ci stiamo occupando ma la totalità delle specie, se si vuol fare esclusione dalle poche righe scontate e ripetitive che si incontrano monotonamente tramandate negli scarsi libri disponibili sull'argomento. Inutile, o per lo meno ininfluente, il ricercarne le ragioni che hanno la loro origine nell'assenza almeno sino a pochi anni fa di organizzazioni amatoriali che raggruppassero gli allevatori, fatta astrazione da quanti dediti alla coltura di selezione del canarino domestico.

    LE CARATTERISTICHE DELLA SPECIE, L'HABITAT, LA BIOLOGIA

    Di lunghezza compresa fra i 10,5 ed i 12 cm con notevole ampiezza di variazioni individuali, il Diamante a coda rossa è un piccolo fringillide australiano di colore verde oliva, caratterizzato : da minute macchie bianche che partendo dalla sommità del capo interessano guance, collo, gola, alto petto e fianchi (su petto e fianchi queste marcature sono di dimensioni maggiori di quelle situate sul capo e sul collo). Presenta becco rosso scarlatto, fronte, maschera facciale e gola rosso cremisi, timoniere di colore rosso violaceo offuscato, sopraccoda rosso con lievi strisce trasversali chiare, zampe giallicce.



    Le femmine manifestano generalmente una colorazione più opaca e il rosso della mascherina meno diffuso.
    I giovani hanno corona, guance e petto grigiastri e superiormente il piumaggio è bruno oliva. Gli individui in età avanzata sono generalmente caratterizzati dai contrassegni più brillanti ed evidenti.




    Alcuni Autori ammettono l'esistenza di diverse sottospecie (per lo più cinque, come ripropone ancora recentemente Felix 1975) per altro non concordemente accettate e che la moderna sistematica tende a porre in sinonimia e precisamente la forma connectens con la sottospecie nominale e le forme subclarescens e thorpei con la sottospecie clarescens. Ad evitare di addentrarci in distinzioni forse dubbie ci conviene attenerci alla più recente opera sull'avifauna australiana (Pizzey 1980) e prendere in esame le due forme subspecifiche sulle quali vi è concordanza di opinioni e che hanno anche una ben precisa e separata collocazione geografica, come si nota dall'esame della cartina dell'areale, tratta da Pizzey (1980).
    La forma nominale Neochmia ruficauda ruficauda (Gould 1937) si presenta superiormente di colore bruno oliva, assolutamente senza tracce di giallo sulle parti inferiori.




    La razza settentrionale Neochmia ruf cauda clarescens (Hartert 1899), più grigio oliva sulle parti superiori ed in cui la colorazione rossa si presenta con tonalità più accese, è invece giallo oro sull'addome e sulle copritrici inferiori dell'ala, ed ha taglia lievemente superiore.

    In un habitat generalmente circoscritto alla vegetazione lungo corsi d'acqua e paludi, in pianure erbose e pascoli lussureggianti con pochi arbusti e alberi di basso fusto, presso i coltivi irrigati, i giunchetí, le piantagioni di canna. da zucchero, si incontrano localmente comuni nell'ambiente adatto ma con distribuzione fortemente irregolare grandissimi stormi (al di fuori del periodo riproduttivo) che si alimentano soprattutto nei pascoli e fra la bassa vegetazione con semi di erbe e con insetti catturati al volo, stormi che se disturbati volano rapidamente al riparo, con rapidi ed omogenei cambiamenti di direzione.



    La riproduzione avviene in nidi a cupola, arrotondati, provvisti di entrata laterale ma senza corridoio d'ingresso, costruiti da entrambi i membri della coppia con erbe secche o con erbe verdi strappate, fittamente foderati di piume e posti ad altezze variabili da 1 a 6 metri dal terreno, su alte erbe o su alberi coperti da cespugli. Vengono deposte (mediamente tre deposizioni annue) da 3 a 6 uova, eccezionalmente 7, di colore bianco senza macchie nè variegature, che schiudono dopo 12 - 13 giorni a seguito dell'incubazione alla quale il maschio prende poca parte nelle ore di luce mentre durante la notte maschio e femmina covano assieme (Pizzey 1980). Dopo tre settimane i piccoli sono pronti per l'involo.
    Tipica la parata nuziale del maschio che come tanti altri Astrildidi corteggia la femmina con una pagliuzza nel becco, ritualizzando forse così l'atto della costruzione del nido.
    La riproduzione avviene in nidi a cupola, arrotondati, provvisti di entrata laterale ma senza corridoio d'ingresso, costruiti da entrambi i membri della coppia ccr erbe secche o con erbe verdi strappate, fittamente foderati di piume e posti ac altezze variabili da 1 a 6 metri dal terreno, su alte erbe o su alberi coperti da cespugli.



    Vengono deposte (mediamente tre deposizioni annue) da 3 a 6 uova, eccezionalmente 7, di colore bianco senza macchie nè variegature, che schiudono dopo 12 - 13 giorni a seguito dell'incubazione alla quale il maschio prende poca part nelle ore di luce mentre durante la notte maschio e femmina covano assieme (R - zey 1980). Dopo tre settimane i piccoli sono pronti per l'involo. Tipica la parar nuziale del maschio che come tanti altri Astrildidi corteggia la femmina con urA pagliuzza nel becco, ritualizzando forse così l'atto della costruzione del nido.

    Allevato stabilmente dai primi anni del secolo in Inghilterra e in Olanda, nel nostro paese è rimasto praticamente sconosciuto sino al secondo dopoguerra tanto è vero che il Ronna ( 1915) in uno dei primi testi amatoriali in lingua italiana sugli uccelli esotici, lavoro che non conoscevo e di cui ho potuto prendere visione per la cortesia del dott. Capecchi che me ne ha inviato fotocopia, trattando degli Astrildidi di allevamento parla sì di un Diamante ruficauda che però non è il nostro ma il congenere Diamante fetonte Neochmia phaeton, anche oggi più raro e poco diffuso, e bisogna attendere sino alla pubblicazione del libro dell'Orlando (1959 ) che ancora afferma « .., da noi si trova soltanto eccezionalmente... v riferendoci però, citando Ghigi (in Orlando 1959) che « ... alla fine del secolo scorso il principe Hercolani di Bologna... ottenne abbondante produzione di questa specie... » da una coppia acquistata a ben 600 franchi (di allora).



    La sua alimentazione, al di fuori del periodo riproduttivo, non richiede l'apporto di prede vive e sarà sufficiente somministrargli una buona miscela di semi per esotici, alla quale è bene aggiungere generosamente verdura, oltre al normale :.paltoncino d'allevamento per granivori.

    Gli allevatori sudafricani (Moretti 1981) sono usi porre a disposizione del Diamante di Gould Chloebia Auldiae (ma penso le stesse metodiche attuino anche con il Diamante a coda rossa che, almeno nellà parte nord dell'Australia, ha con questo habitat ed areole che a grandi linee si sovrappangono ed abitudini alimentari simili), anche alghe marine grattugiate, cosa che per noi, o almeno per me, è assolutamente inusuale ma che senz'altro ha 'una sua logica per l'apporto notevole di sali, utili in cattività a bilanciare una dieta che presenta forzate carenze.
    La piena maturità sessuale è raggiunta attorno ai due anni di età. Vengono accettati i soliti nidi a pera in vimini ma sono da preferirsi quelli a cassettay più razionali ai fini della pulizia e dei controlli periodici che però è bene limitaxe;ra casi di assoluta necessità.



    Dopo la schiusa dei piccoli (ma una integrazione analoga va fornita, se pure in misura minore, nel periodo di preparazione alla cova) l'alimentazione diviene parzialmente insettivora e sono gradite larve di tenebrione, pupe di formica fresche o ravvivate in acqua, ragnetti ed afidi.
    Utile, ci ricorda De Nunzio , la somministrazione di semi allo stato ceroso, particolarmente quelli di Centocchio.
    Purtroppo, sensibile com'è ai disturbi di carattere esterno, a volte anziché nel nido la deposizione avviene scoordinatamente sul fondo della gabbia o della 4pl éra ed in questo caso se si vuole salvare la nidiata è giocoforza ricorrere ai Passeri del Giappone che la porteranno a svezzamento senza somministrazione di prede vive.
    I piccoli escono dal nido un po' più tardi rispetto a quanto si verifica allo stato libero, attorno ai 25 - 27 giorni, completamente impiumati e con becco grigio antracite, alimentati parzialmente ancora dai genitori per un altro mese circa.
    Utile una modesta somministrazione di vitamine, così come è opportuno, per prevenire turbe intestinali alle quali possono andare soggetti, fornire Carbone di Belloc, in dosi adeguate, misto a pastoncino o, come ci suggerisce Moretti (1981) , il lasciare almeno a loro disposizione piccoli pezzi di carbone di legna.



    Uccello generalmente resistente e, se accudito rispettando le usuali norme igieniche, non soggetto a malanni, può, coabitando con altre specie con le quali docile com'è condivide senza particolari problemi l'alloggio, cadere vittima di malattie epidemiche. In questo caso la già troppe volte lamentata carenza di letteratura affidabile riguardante la patologia dei fringillidi non ci viene in aiuto se non con le solite generiche indicazioni, valide per tutti i casi e quindi in definitiva in tutti i casi altrettanto inutili. Recentemente però Capecchi ( 1982) ci descrive la sintomatologia, il decorso e la terapia relativa a salmonellosi da Salmonella tiphimurium manifestatasi con sonnolenza, feci liquide con abbondante presenza di sangue e morte entro 24 - 48 ore oppure (caso più raro) con scoordinati movimenti di capo e gambe, collo ripiegato all'indietro e morte entro 24 ore.

    La cura, che peraltro ha dato risultati poco soddisfacenti ma che ha comunque permesso di salvare parte dei soggetti che hanno potuto essere utilizzati per la riproduzione l'anno successivo, e consistita, oltre ad una ovvia totale disinfezione con sali quaternari d'ammonio, in una goccia di Rifadin pediatrico in 25 cc di acqua (pari a mg 0,2 per ogni 10 g di peso e per cc) per cinque giorni consecutivi, sospesa per tre giorni durante i quali è stato somministrato un polivitaminico per uso umano, e continuata poi per altri quattro giorni.
    Il farmaco era rinnovato nei beverini tre volte al giorno.



    L'allevamento in cattività del Diamante a coda rossa non ha sino ad ora dato origine a varianti fenotipiche fissate e diffuse. Uniche notizie al riguardo, che riporto solo per dovere di cronaca ed a titolo di informazione, le troviamo in Bates e Busenbark (1970 ) a proposito di una mutazione in cui il colore verde oliva è sostituito dal giallo (chiara quindi la derivazione da Neochmia r. clarescens ) ed un'altra pressoché totalmente bianca con mascherina facciale rosata, entrambe verificatesi una quindicina d'anni fa e che, anche all'epoca, venivano dai due Autori`defínite rare e non disponibili sul mercato.

    Recentemente capita a volte di imbattersi in offerte di Diamante a coda rossa « a testa gialla ».
    Se, da un lato, sorge immediato il ritenerli derivati dalla mutazione più sopra accennata, probabilmente a seguito di meticciamenti e reincroci con portatori di seconda o terza generazione e quindi di scarsissima affidabilità e validità ai fini della trasmissibilità del fattore ( stante la ridotta estrinsecazione del colore giallo che da tutto il piumaggio si è ristretto a poche, irregolari e chiazzate parti del capo), non mi sento di escludere trattarsi di nuova mutazione, comunque in fieri, di cui (può essere forse legittimo ipotizzarla recessiva e probabilmente legata al sesso) assolutamente nulla si sa al riguardo della possibilità di fissazione e che quindi a mio parere merita rilevanza solo in funzione di particolari studi a carattere sperimentale, anche se mi rimane il sospetto possa trattarsi di una delle tante e poco chiare speculazioni commerciali assolutamente non nuove nel settore dell'ornicoltura " amatoríale " ed a volte, per superficialità, sprovvedutezza o altro, sostenute da " tecnici " e pubblicazioni scarsamente affidabili (fa testo la questione del " canarino nero " ) .




    I PROBLEMI ESPOSITIVI E LO STANDARD

    L'esposizione a concorso degli uccelli, ed il giudizio a questa conseguente, sono argomenti purtroppo abitualmente sottaciuti non perché di scarsa rilevanza ma per la mancanza di parametri univoci cui attenersi, come si ha quotidianamente occasione di constatare se si fa astrazione da quanto riguarda la canaricoltura (ma non in tutti i casi: basti leggere le giuste doglianze che ogni tanto gli espositori esternano attraverso la stampa settoriale davanti a disparità di giudizi che consentono in due diverse mostre a pochi giorni di distanza l'una dall'altra di valutare un soggetto con 4, 5 e in qualche caso 6 punti di differenza, cosa che crea perplessità, confusione e in ultima analisi giustificatissima sfiducia nelle capacità dell'uno o dell'altro giudicante, dato che con divari di questo genere non possono aver ragione entrambi, ed altrettanto motivata menomazione della credibilità dell'organismo che permette, ed impassibilmente non si fa carico della soluzione del problema, il manifestarsi di ormai non più sporadici episodi del genere).
    Nel campo degli uccelli esotici in particolare la confusione è totale, anzitutto per la vastità della materia, elemento che di per sé non facilita certo un lavoro di codificazione, e secondariamente (ma non poi tanto) perché, rispetto alla massa degli ornicoltori italiani, ben pochi sono gli allevatori di questi uccelli ed ancora notevolmente meno le persone che si occupano del loro giudizio. Diversa la situazione all'estero (ma non in tutti i Paesi) dove Associazioni specializzate a vari Clubs hanno svolto in proposito un approfondito lavoro di analisi sia in direzione degli standards di eccellenza delle specie più comunemente allevate sia affinando i criteri di giudizio.
    Prima o poi, se si vuol fare specializzazione e non limitarsi a valutazioni puramente estetiche e quindi forzatamente soggettive e sprovviste di basi tecniche, sarà necessario affrontare l'argomento dibattendolo con tutte le forze amatoriali del settore, con le loro organizzazioni specialistiche (se esistenti e credibili) e soprattutto con gli allevatori singoli più attenti e qualificati, al fine di trovare un linguaggio comune che consenta di indirizzare la riproduzione degli uccelli di cui ci si occupa esaltandone le caratteristiche ed impedendo il manifestarsi di difetti degenerativi tanto facili a sorgere in cattività ed eliminabili (o almeno contenibili) solo con un corretto finalizzato allevamento di selezione.




    Per quanto specificamente si riferisce al Diamante a coda rossa occorre considerare che anche in Inghilterra, dove viene giudicato in una con gli altri diamanti australiani (ma alle mostre di un certo prestigio vengono istituite al riguardo due sottoclassi, una delle quali riservata al Diamante di Gould ed al Diamante pappagallo) pur avendo virtualmente la possibilità di primeggiare nella classe in cui concorre, abitualmente, e forse proprio per la non approfondita conoscenza delle sue caratteristiche e perché meno appariscente di altri, « ... si presta ad essere superato, tranne casi di esemplari veramente fuori dal comune e solo se giudicato da persona effettivamente competente » (Buchan 1981 ).

    Occorre quindi, per il suo corretto giudizio, stabilire uno standard al quale attenersi nelle valutazioni espositive. In mancanza di riferimenti dobbiamo costruircelo, ragionando sulla base di quanto la conoscenza della specie ci pone a disposizione.
    Premetto che il quadro che sto delineando non ha assolutamente la pretesa di essere definitivo. Vuole costituire soltanto una traccia di lavoro ed una base di discussione, ben lieto se servirà ad aprire un dibattito sull'argomento. Da quanto abbiamo visto esaminando le caratteristiche del Diamante a coda rossa allo stato libero si può tranquillamente essere concordi nell'affermare che i soggetti allevati in cattività appartengono sia alla sottospecie Neochmia r. clarescens come evidenziato, in alcuni esemplari, dal giallo delle parti inferiori dell'ala e dell'addome, sia alla forma nominale Neochmia r. ruficauda, che non manifesta questa colorazione.

    Se ne può quindi esterpolare la seguente

    IPOTESI DI STANDARD DEL DIAMANTE A CODA ROSSA

    CAPO : fronte, guance e gola rosso cremisi fittamente punteggiate da piccole macchioline bianche. La colorazione rossa è meno estesa nei soggetti di sesso femminile.

    BECCO : rosso scarlatto ceroso.

    CorpO : giustamente affusolato, con piumaggio compatto, liscio ed aderente. Linea dorsale piena e continua, che si prolunga nelle timoniere. Petto robusto. Remiganti che si congiungono al codione, senza sovrapporsi. Corpo verde oliva, più chiaro nelle parti inferiori. Sopraccoda vinato con lievi barrature biancastre. Timoniere rosso violacee. Netti punti bianchi su alto petto, petto e fianchi. Addome giallo oppure verde grigiastro.

    ZAMPE: giallo rosato.

    LUNGHEZZA TOTALE: variabile fra i 10,5 ed i 12 cm. Preferiti gli esemplari di taglia maggiore.


    Sulla base di quanto visto ritengo non siano da penalizzarsi i soggetti che, per l'assenza del giallo sull'addome, risultano meno appariscenti, così come non sono da valorizzarsi, se non nelle considerazioni relative alle condizioni generali, quegli uccelli che manifestano una colorazione particolarmente brillante, frutto non di particolari pregi ma solo indice di buona salute e di piena maturità. Punti sui quali è bene concentrare l'attenzione in sede di giudizio sono la taglia, che tende a ridursi per gli accoppiamenti consanguinei ed a causa dell'inveterato (e mai abbastanza condannabile) ricorso all' allevamento ad opera dei Passeri del Giappone, e la nitidezza delle piccole macchie bianche che negli esemplari migliori hanno brillantezza quasi luminosa (soprattutto quelle riguardanti la mascherina rossa e l'alto petto, mentre la lucentezza si affievolisce su petto e fianchi) e devono essere disposte con un disegno il più regolare possibile.



    L'IBRIDAZIONE


    Le caratteristiche di docilità della specie e la sua relativa propensione al riprodursi in cattività, oltre alle doti cromatiche di spicco, hanno fatto sì che il Diamante a coda rossa venisse ibridato in parecchi casi, e con successo, cori altri Astrildidi, impiegando sia il maschio sia la femmina.
    Gli F 1 prodotti ottengono solitamente apprezzamenti fra gli appassionati del settore e, se in buona forma, positivi risultati alle manifestazioni espositive. Gli ibridi di cui sono a conoscenza, attraverso la letteratura, per aver avuto l'occasione di giudicarli, per averli visti esposti o per cortese informazione degli allevatori che li hanno ottenuti e che ringrazio per la collaborazione accordata inviandomi notizie e fotografie, sono





    ed assolutamente non escludo l'esistenza di altri, anche se non mi risultano notificati, con il Diamante a bavetta Poephila cincta, con il Donacola a petto bianco Lonchura pectoralis e soprattutto con il Donacola a petto castano Lonchura castaneothorax, a proposito del quale nei primi mesi di quest'anno presso il sig. Paganelli di Forlì si è avuta in due occasioni la deposizione di uova risultate feconde (ma purtroppo non schiuse per l'arresto dello sviluppo dell'embrione attorno al decimo giorno) da parte di una femmina di questa specie accoppiata ad un maschio Diamante a coda rossa (com, pers.).
    Notizie sull'ibridazione con il Diamante fetonte si trovano in Brooskbank (1949) che informa essere già stata realizzata nel 1910 con femmina di Diamante a coda rossa; Orlando (1959) conferma.

    Non conosco il soggetto e non mi risulta che, almeno recentemente, sia stato riproposto. Al riguardo, considerate le caratteristiche delle specie parentali, mi è solo concesso ipotizzare una ricostruzione ideale ritenendo che dovesse presentarsi simile al Diamante a coda rossa ma di dimensioni lievemente maggiori, con timoniere terminanti a punta, rosso più esteso ed uniforme su guance, collo e alto petto, lavature rossastre ai fianchi marcati di bianco, pressoché assente (o comunque ridotta ad irregolari accenni) la picchiettatura bianca su capo, collo, gola e alto petto.

    Le ibridazioni con il Diamante zebrato (o modesto) vedono per lo più protagonista il maschio di questi, che trasmette gli aspetti più evidenti delle proprie caratteristiche, ivi compresa 'la colorazione bruniccia ed un accenno della regolare barratura, graziosamente integrate dalle perlature bianche e dal rosso di pileo e fronte che si estende sino ad interessare la regione oculare, tracce di rosso vinato alle timoniere, oltre ad una ancora evidente barratura del sopraccoda, caratteristiche che risultano meno spiccate nei soggetti di sesso femminile, anch'essi però inconfondibili.

    Con il Diamante mandarino gli esemplari più interessanti cromaticamente e schematicamente si ottengono dall'impiego del maschio Diamante a coda rossa (ed è il caso più comune, data la comprovata maggior propensione del Diamante mandarino a deporre in cattività) che cede le caratteristiche macchioline bianche, la colorazione delle timoniere e il rosso della regione occipitale che si evidenzia anche sul mento, mentre nel caso di accoppiamento inverso la prole presenta il rosso meno esteso e taglia lievemente inferiore. In entrambi i casi non rimane cenno delle zebrature e della banda pettorale se non, ma raramente, per la presenza di sfumature nerastre alla gola o sull'alto petto.

    Gli ibridi con il Diamante di Bicheno (viene normalmente impiegato con maggior frequenza il maschio di questa specie) hanno taglia minuta, linea affusolata e vistose tracce di bianco grigiastro sulla mascherina facciale e sulla regione auricolare. Presenti in ogni caso le perlature bianche (in gran numero sulle remiganti e molto meno sulle timoniere) ed un accenno di rosso, di maggiore o minore intensità e ampiezza.
    Le caratteristiche degli ibridi con il Diamante a coda lunga non sono di particolare spicco cromatico e l'esame della fotografia di un soggetto di circa due mesi d'età e quindi con piumaggio e disegni non ancora completi (non l'avevo mai visto in precedenza) inviatami dal sig. Paganelli manifesta una netta dominanza di questa specie (di cui, nel caso in esame, è stata impiegata la femmina) mentre l'apporto del Diamante a coda rossa si nota oltreché per la sagoma più filante anche attraverso la presenza delle solite macchioline bianche (poche a quanto si vede, ma penso questo sia dovuto alla giovane età dell'uccello) su gola e parte dell'alto petto.

    Notevolmente ridotta l'estensione del bavaglino nero, limitato ad una tacca gulare.
    Con il Diamante pappagallo l'uníco ibrido di cui sono a conoscenza è quello ottenuto dal cav. Rizzolo di Genova nel 1972.
    Si trattava di un maschio (di cui purtroppo non si dispone di fotografia) forse non particolarmente esaltante all'occhio del profano ma in ogni caso raro e degno di interesse, caratterizzato da un bel colore verde (più sfumato sull'addome), da un'ampia mascherina rossa interessante pileo, guance, gola e alto petto, con tracce di nero attorno al becco e la solita punteggiatura bianca
    Con l'Amaranto ricordo i soggetti esposti ai Campionati mondiali C.O.M. di Genova del 1977 dagli olandesi Geers e Kollemburg (gli unici che ho avuto occasione di osservare direttamente) valutati a mio avviso (soprattutto l'ibrido di Kollemburg classificato con 89 punti) piuttosto al di sotto di quanto meritavano.
    Graziosissimi e di taglia minuta, il rosso era particolarmente esteso con varie intensità e sfumature a tutto il piumaggio, così come diffuse erano le marcature bianche anche se non così nitide e regolari come sarebbe stato legittimo attendersi.
    Per quanto riguarda l'accoppiamento con il Becco d'argento ne ho avuto notizia e preso visione solo lo scorso anno, quando alla mostra A.O.N. di Arona mi è stato sottoposto a giudizio uno stamm di quattro soggetti presentato dal sig. Faidiga di Torino, e lo stesso stamm migliorato nelle caratteristiche ho potuto rivedere tre mesi dopo alla mostra A.O.N. di Genova dove, se ben ricordo, giudicato dall'amico Bertalli è stato classificato primo con 364 punti.

    I colori erano piuttosto insignificanti (nettissima la dominanza del Becco d'argento, che si manifestava anche nel nero del sopraccoda e, unico caso fra tutti gli ibridi da me visti con il Diamante a coda rossa, inibiva ogni traccia rosata sul becco) e le macchioline su collo, petto e fianchi anziché essere bianche si presentavano sotto forma di regolari rosette nocciola, bordate di marrone bruciato.
    Con il Domino (di cui è stata impiegata la femmina) va ricordato il soggetto esposto, sempre ai Campionati mondiali C.O.M. di Genova del 1977, dal sig. Farnedi di Cesena (anche quello in sede di valutazione è stato relegato nel limbo degli 89) con ampia maschera rossa debordante su collo e alto petto, rossastre anche remiganti e timoniere, con le scagliature delle parti inferiori integrate da fitte e regolari macchioline crema su petto e fianchi. Il colore era generalmente bruno superiormente, crema dall'addome al sottocoda.

    Con il Passero del Giappone si sono avuti in più occasioni ibridi (a quanto mi risulta nella totalità dei casi è stato impiegato il maschio Diamante a coda rossa) caratterizzati dal rosso al pileo ed attorno al becco e. dalle marcature bianche sul collo, su tutte le parti inferiori con esclusione dell'addome, e sulle remiganti. Non mi sono noti casi di fertilità in F 1.


    BIBLIOGRAFIA
    Bates H. and Busenbark R., 1970 - Finches and soft-billed birds, T.F.H., Neptune City. Brooksbank A., 1949 - Foreign birds for garden aviaries, Cage Birds, London. Buchan J., 1981 - Foreign birds, Saiga Publishing, Hindhead.
    Capecchi A., 1982 - Le Salmonellosí, Uccelli, 21 (2): 36-38.
    De Nunzio C., 1979 - Il Diamante a coda rossa, Avifauna, 2 (3): 109-110. Felix J., 1975 - Gli uccelli di voliera, Teti, Milano.
    Moretti R., 1981 - Come allevo i miei Diamanti di Gould, Avifauna, 4 (1): 11-12. Orlando V., 1959 - Uccelli esotici, Encia, Udine.
    Pizzey G., 1980 - A Field Guide to the Birds of Australia, Collins, Sydney.
    Ronna E., 1915 - Gli uccelli esotici nei loro costumi e dal punto di vista dell'allevamento, Battiato, Catania.



    Giorgio Truffi

  2. #2
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    Ciao

    COME AL SOLITO............
    Articolo BELLISSIMO e UTILE !!!!!
    Stefano

  3. #3
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    Bellissimo e interessante soprattutto perchè non si riesce a trovare molte informazioni a riguardo di questo bellissimo esotico.
    Io ho iniziato a riprodurlo dall'anno passato, naturalmente con l'ausilio delle balie. E' veramente carino in gabbia, mangia qualsiasi seme e verdura, quando metto il bagnetto si tuffa a capofitto.
    Come riproduzione con le balie (passeri del giappone) non ho trovato difficoltà, i miei non costruiscono neanche il nido e depongono grande quantità di uova.
    Grazie Marco per averci fornito altre informazioni a riguardo.

  4. #4
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    Grazie Marco per questi articoli e grazie anche a Truffi! :D
    Stefano, per quanto ne so, i Codarossa amano gabbie grandi e infrascate dove mettere più coppie.


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  5. #5
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    Ciao a tutti io possiedo una coppia di diamanti coda rossa devo dire che sono molto carini anellati 08 dove li o acquistati mi a forito il nido a cassetta loro vanno dentro tranquillamente e o notato che piuttosto che la Juta portavano dentro i pezzi di spiga la femmina a deposto due uova ma non le a covate allora le o tirate via il maschio sembra però che cerca di disfavare il nido allora la femmina lo insegue(il maschio canta sempre),oggi o guardato e ne avevano 3 ma sparse per il nido.Cosa mi consigliate,dovrei inserire il nido a pera.
    Molte grazie in anticipo.

  6. #6
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    No, semplicemente dai tu la forma di conca al fondo del nido, così le uova restano unite. Se il maschio disfa continuamente il nido forse è nervoso. Devi lasciarli tranquilli, senza toccare o spostare niente.


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  7. #7
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    Un'altro ottimo articolo del caro Amico scomparso, abbellito dalla nota maestria di Marco Cotti, che mi riporta ad esperienze positive di allevamento con questo interessante uccellino dal quale ottenni in voliera, per caso , come già scrissi, un bellissimo ibrido con l'Amaranto comune Lagonosticta senegala
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  8. #8
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    La seconda foto ritrae un esemplare ancora giovane ma sicuramente di sesso maschile. Si tratta di Diamante codarossa X Amaranto del Senegal.

  9. #9
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    E' tuo, Filippo?


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  10. #10
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    Ciao....ho visto in uccelleria questi simpatici uccelletti...quasi quasi me ne porto a casa una coppietta...la metto in una volieretta di 130 * 100 * 100 e provo a riprodurla a settembre......domanda.....ci metto un nido a doppia camera o basta un semplice nido monocamera?
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