Gran Maestro
Posts: 4502
Joined: Thu Jul 08, 2010 3:37 pm
User avatar
Gran Maestro
Il sessaggio dei Diamanti di Gould

Post by Paride »

Riceviamo un fantastico e completo articolo dall'amico Fabio Musumeci inerente " Il sessaggio dei Diamanti di Gould " e con molto piacere lo pubblichiamo.


Una delle incertezze più ricorrenti riguardo ai DdG, oltre a quelle sull'alimentazione e l' illuminazione, è la distinzione tra i due sessi... eppure tra tutti gli estrildidi i DdG sono tra quelli con dimorfismo sessuale piuttosto marcato.
Credo che il problema stia tutto nella disinformazione, e nella credenza errata che la differenza stia solo nel colore del petto, e in una generale differenza di intensità di tonalità dei colori.
Si è vero, sono due elementi importanti, ma non gli unici e soprattutto, in caso di determinate mutazioni e varietà, i riferimenti da tenere in considerazione sono altri.
Ovviamente è richiesta un minimo di esperienza, conoscenza dei vari tipi, e soprattutto un buon spirito di osservazione.
Cerco di essere più preciso, e allo stesso tempo non troppo tecnico... quando si osserva un DdG ci sono dei dettagli fondamentali che caratterizzano la differenza tra un maschio e una femmina:

• BECCO - i maschi hanno il becco più lucido e fondamentalmente più chiaro, nei soggetti di linea lipocromica il cono del becco è di color avorio molto chiaro, con la punta colorata vivacemente di rosso o di giallo-arancio, nei soggetti di linea blu invece il becco è praticamente bianco, senza colorazione sulla punta. A volte può capitare che un maschio fuori forma o sofferente presenti un becco scuro, grigio o addirittura nerastro, ma sono casi eccezionali e sono soggetti che a prescindere dal sesso non possono essere messi in riproduzione.
Le femmine hanno il becco opaco, la base di partenza del cono cheratinico è rosato o carnicino, con una sfumatura rossa o giallastra abbastanza estesa che, quando si manifesta la maturità sessuale viene quasi del tutto mascherata dalla melanina, che rende il becco grigio scuro o quasi nero, nei soggetti di linea blu ovviamente manca la sfumatura rossa o gialla, ma il becco non sarà mai bianco come quello dei maschi.
Fanno eccezione le femmine con mutazioni che inibiscono la melanina (pastello - ino), nel loro caso quando sopraggiunge la maturità sessuale si rende più evidente la sfumatura lipocromica e il cono diventerà ancora più opaco.

• MASCHERA - la seconda cosa da osservare, a prescindere dalla varietà e dal colore, è l' ampiezza della maschera e la sua tonalità.
I maschi hanno la maschera più estesa e sia che si tratti di testa rossa, arancio o nera la tonalità è più brillante, anche nelle mutazioni diluite in cui il nero diventa grigio o addirittura bianco (pastello), beige o marrone (ino, bruno), e nei blu dove le varietà lipocromiche (rosso e arancio) diventano color crema più o meno scuro.
Nelle femmine, anche nelle nuove linee super selezionate con caratteristiche quasi maschili, le maschere sono meno estese e il colore è più opaco, smorto o sbiadito rispetto alla controparte maschile. Anche nelle femmine testa nera il colore della maschera sarà sempre meno "profondo" per ridotta brillantezza della melanina.

• CONTORNO MASCHERA - il contorno delle maschere lipocromiche e quelle color crema, beige o marrone, nei maschi è assolutamente netto e generalmente più sottile, sembra disegnato con l'eyeliner che usano le donne per il makeup, o come un pennarello a punta fine. Il perfilo, o cosiddetto "filetto" disegna perfettamente il margine esterno della maschera segnando un confine netto con il collarino, e va ad unirsi alla gola, come se si trattasse del cinturino e del sottogola di un casco. Anche nelle varianti di colore diluito (grigio o bianco) e in quelle beige o marroni è un elemento dal disegno netto.
Nelle femmine il "filetto" generalmente è più spesso, e tende ad allargarsi nella zona delle guance fino alla gola, contribuendo a conferire alla mascherina una estensione più ridotta di quella maschile, inoltre anche quando il "filetto" è nero si tratta comunque di una tonalità più opaca, e leggermente meno netta nel confine interno con la maschera... l' effetto è quello di un contorno più morbido, rispetto a quello a "taglio" dei maschi.
Molto spesso il filetto delle femmine contorna anche il punto di incontro tra la maschera e il becco, cosa che nei maschi quando è anche appena accennato viene considerato un difetto grave, mentre nelle femmine è abbastanza tollerata.

• COLLARE - si tratta di uno degli elementi più spettacolari del disegno del piumaggio dei DdG, un elemento che nei maschi sprigiona tutta la sua brillantezza, anche se in misura minore nelle varietà diluite dove in alcuni casi diventa quasi impercettibile, ma nelle varietà meno estreme è davvero una caratteristica molto appariscente. Il colore del collare si deve in parte alle caratteristiche biochimiche del piumaggio, e in parte alla struttura fisica delle piume, che le rende capace di rifrangere la luce.
Nei maschi il collarino circonda tutta la maschera, in maniera più estesa e degradante sulla nuca, e in maniera più netta e assottigliata sotto la gola, nel confine tra l' attaccatura del collo e il petto. Solo nel bordo che definisce il confine tra la testa e il dorso il colore del collare va leggermente a fondersi con quello del dorso, ma conserva una distinzione sempre abbastanza netta.
Nelle femmine invece il collare è sempre piuttosto sfumato, assolutamente meno brillante, come se fosse spento, e con una sfumatura di colore più azzurrina a confine con il filetto, mentre va a degradare e a fondersi con il colore del dorso nel suo confine esterno, in generale sia sui verdi e sia sui blu appare come un elemento di brinatura. In alcune varietà (pastello, ino) è quasi impercettibile o addirittura assente nelle femmine, quando il petto è bianco.

• PETTO - uno, o forse l'elemento più caratteristico del disegno del piumaggio dei DdG, probabilmente il più complesso dal punto di vista biochimico e fisico, dato che deve il suo colore a diversi pigmenti e alla struttura delle piume. Nei maschi il colore del petto (tralasciando le varietà intermedie dovute a combinazioni di fattori genetici) può variare dal viola, al glicine, al bianco, e in nessun caso il colore deve apparire smorto o indefinito, ne tantomeno sono contemplate forme di infiltrazioni o sbiadimenti più o meno estesi. A livello visivo, per effetto ottico, il petto dei maschi appare più prominente e rende il loro atteggiamento più fiero, quasi a voler mettere in evidenza un elemento che molto probabilmente è fondamentale nella fase di corteggiamento, e come già evidenziato negli elementi precedenti i suoi bordi sono sempre netti a prescindere dal colore, e la sua estensione è più ampia verso l' addome rispetto alle femmine.
Di contro nei soggetti di sesso femminile il petto appare più ingentilito da una minore estensione, e da tonalità più delicate, inoltre il punto di incontro con il ventre è meno netto e definito.
Ci sono casi in cui il colore del petto, se osservato erroneamente come unico elemento di dimorfismo, può trarre in inganno i meno esperti...come ad esempio la mutazione che lo fa apparire bianco, o nei casi in cui la mutazione petto chiaro rende il petto dei maschi simile a quello delle femmine, o nel caso in cui quello delle femmine può apparire talmente carico da somigliare a quello di un maschio (nelle pastello), ma l'esperienza insegna che anche in questi casi particolari la controparte di sesso opposto presenta comunque una differenza. Quando però non si possono fare confronti diretti tra un maschio ed una femmina della stessa varietà bisogna far riferimento agli altri elementi del piumaggio e del becco, cercando appunto le caratteristiche più smaccatamente maschili o femminili.

• DORSO - probabilmente uno degli elementi meno osservati quando si hanno dei dubbi, eppure anche la parte superiore del piumaggio dei DdG ha caratteristiche ben distinte tra maschio e femmina. La parola chiave è "omogeneità", nei maschi infatti il colore del mantello, sia che si tratti di verde, blu, giallo, grigio o bianco, è sempre più omogeneo rispetto a quello delle femmine, con una leggerissima degradazione solo nel punto di fusione con il collarino, e verso il bordo esterno delle ali (penne remiganti). La tonalità è brillante, sempre per le succitate caratteristiche biochimiche e fisiche, e rende un effetto di compattezza, quasi come se si trattasse di un guscio protettivo.
A dire il vero la forma selvatica manifesta una colorazione meno omogenea, ma bensì più metallica e iridescente, con sfumature turchesi che si sovrappongono alla base verde, come uno strato di specchi che riflettono l'abbagliante luce solare australiana, ma la selezione umana ha voluto rendere il colore del dorso assolutamente più chiuso ed omogeneo, creando così un dimorfismo sessuale ancora più netto di quello della forma ancestrale selvatica.
Il dorso delle femmine in cattività non conserva nessun elemento rifrattivo, e la tonalità è sempre più opaca di quella dei maschi, con una trama del piumaggio apparentemente meno compatta e quindi visivamente meno omogenea, sebbene con gli attuali livelli di selezione anche queste caratteristiche strutturali si stanno avvicinando a quelle maschili, mantengono comunque una discreta differenza.

• VENTRE/CODRIONE/CODA - pur avendo colorazioni intrinseche diverse vale quanto detto fin'ora, con elementi distintivi di brillantezza, compattezza ed omogeneità, per i quali i due sessi si distinguono visivamente, inoltre una delle caratteristiche fondamentali una volta raggiunta l' età adulta sta proprio nella differente lunghezza delle penne caudali, che nei maschi vanno a terminare con due "spadini" tesi e lunghi anche 3cm, mentre nelle femmine non arrivano a più di 1cm.
Un accenno importante al codrione, cioè la parte finale del dorso da cui nasce la coda, nei maschi vale quasi quanto detto per il collare, dato che è un elemento dalla forte brillantezza, mentre nelle femmine appare più come un prolungamento brinato e quasi sbiadito del dorso.
Il ventre dei maschi presenta generalmente una colorazione più omogenea, che degrada bruscamente nella zona della cloaca, nelle femmine invece si sbiadisce prima e si fonde gradualmente tra la zona più alta vicina al petto, e quella più bassa vicino alla cloaca.

Spero di essere stato utile per superare certe difficoltà per i meno esperti, e l' invito in generale è quello di non soffermarsi mai su un unico elemento, ma di osservare tutte le caratteristiche di un soggetto.

Return to “Diamante di Gould”