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Joined: Tue Jun 24, 2014 9:02 pm
Riceviamo e pubblichiamo l'articolo dell'amico Nicolino Jogna Prat.

ALIMENTAZIONE UCCELLI: razione bilanciata

Il mangimista ornitologico, dopo aver scelto gli alimenti più adatti all’alimentazione degli uccelli, deve dosarli e combinarli per ottenere un miscuglio che può essere considerato il mangime adatto alla nutrizione degli uccelli.
Questo alimento deve contenere, sia dal punto qualitativo che quantitativo, i principi nutritivi indispensabili all’accrescimento, mantenimento e alla fase fisiologica della riproduzione. Dagli anni 80, quando scarseggiavano i mangimi per uccelli , le aziende si sino impegnate non poco nel produrre una buona varietà di mangimi che, con troppa leggerezza venivano considerati bilanciati. Una razione di mangime può essere considerata bilanciata quando soddisfa in tutto i fabbisogni nutritivi di un uccello in ogni sua fase fisiologica. E’ una condizione fondamentale per il successo degli uccelli indipendentemente dalle caratteristiche genetiche dei soggetti.
Il valore nutritivo o relazione nutritiva (RN) viene comunemente espresso dal rapporto tra il contenuto di proteine digeribili e la somma dei seguenti elementi nutritivi essenziali: carboidrati, fibra grezza e lipidi (questi ultimi moltiplicati per 2,25).
I quozienti indicano che dall’1 al 3 la RN è stretta, larga dal 4 al 5 e larghissima dal 6 in poi.

Sino dai nominati anni 80, un gruppo informale di allevatori esperti, entusiasti e molto volenterosi collaborarono con i mangimifici ornitologici e con le riviste del settore allo scopo di pervenire alla produzione di mangimi bilanciati atti a soddisfare ogni esigenza delle fasi fisiologiche . Questi, all’inizio, incontrarono serie difficoltà perché i produttori, ma soprattutto i consumatori, non volevano rinunciare a condizioni e consuetudini. Tralasciando gli aspetti minori, non possiamo ignorare le difficoltà legate alle abitudini alimentari degli uccelli. Per queste specie, l’olfatto e il gusto hanno un ruolo marginale, poiché il loro cavo orale possiede 20-50 papille gustative, un numero trascurabile se confrontato con quello dell’uomo, che ne conta da 2.000 a 10.000. Purtroppo, gli uccelli allevati in ambiente domestico, non avendo a disposizione le numerose essenze nutrizionali presenti in natura, devono essere abituati ad assumere alimenti sostitutivi. Dopo una moderata attesa, un’azienda diretta da un mangimista dotato di un’ottima preparazione ornitologica prese gli opportuni contatti con alcuni esponenti del gruppo citato. Compresa la potenzialità delle proposte e delle aspettative, e sollecitata dall’esigenza di mettere sul mercato mangimi nuovi, realmente bilanciati e adatti a soddisfare le specifiche necessità delle diverse fasi fisiologiche, l’azienda manifestò il proprio interesse e la sua capacità. In meno di un anno produsse ben quattro mangimi bilanciati — nidiacei, mantenimento, canto e infine muta — così innovativi da sorprendere positivamente gli allevatori.»
I nuovi mangimi furono apprezzati non solo dai membri del gruppo di lavoro citato, ma anche da molti altri allevatori, che ottennero risultati di prim’ordine. Mi sono soffermato a lungo sulle esigenze e sulle difficoltà legate all’allevamento degli uccelli con l’obiettivo di mettere in evidenza la complessità della loro alimentazione in condizioni di “ cattività”. Nel giro di pochi anni, diversi mangimifici hanno modificato la loro produzione, cosicché oggi è possibile reperire sul mercato una vasta gamma di mangimi adatti alla loro alimentazione. “Un’opportunità di questo tipo richiede una buona dose di competenza e la capacità di operare con cautela, così da evitare anche seri inconvenienti. Il caso più frequente, poco noto e spesso sottovalutato, si verifica quando un uccello consuma con avidità una quantità di mangime molto superiore rispetto alla razione media prevista per la sua specie.

Quando il contenuto proteico di un alimento è insufficiente, l’uccello compensa il fabbisogno proteico ingerendo un eccesso di calorie, che vengono poi accumulate sotto forma di grasso. Se mancano carboidrati, tende ad aumentare la quantità di cibo ingerito per raggiungere il fabbisogno calorico, finendo però per assumere un eccesso di proteine. Solo una piccola parte delle proteine in eccesso viene eliminata; quantità troppo elevate possono danneggiare le cellule, alterare il metabolismo dell’azoto e compromettere l’equilibrio acido-base dell’organismo. Quando il volume del mangiato rientra nella media, significa che il rapporto tra proteine e carboidrati, la RAZIONE, è bilanciata.

«Applicando con costanza e diligenza le regole, i concetti e i principi esaminati in precedenza, è possibile conseguire risultati eccellenti, persino superiori a quelli riscontrabili in natura, dove occorre fare i conti con le inclemenze meteorologiche e con la scarsità di risorse alimentari. In questo modo si possono ottenere soggetti fisiologicamente perfetti, capaci di esprimere al massimo grado le caratteristiche del loro patrimonio genetico.»

Nicolino Jogna Prat.

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